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Dolci tipici Napoletani

 

Dolci tipici Napoletani: una storia di passione

L pasticceria napoletana è arte, storia, passione, gusto, dolcezza e profumi inimitabili. Ricette secolari, tradizioni millenarie. Una storia che nasce all’alba dei tempi e racchiude la bellezza dell’incontro tra diverse culture, ognuna delle quali ha lasciato una traccia indelebile di sé in uno dei tanti dolci tipici napoletani. Tanti piccoli grandi dolci sfiziosi che da sempre arricchiscono le vetrine delle pasticcerie e colorano di gusto le tavole degli italiani e non solo.

Le curiosità che accompagnano la pasticceria napoletana sono tante e ognuna racconta un pezzetto di storia di Napoli. Struffoli, sfogliatelle, babà, zeppole, pastiera napoletana, ecc… L’elenco è lungo e variegato perché la cucina partenopea è ricca di fantasia e creatività ed ogni occasione è perfetta da celebrare con un dolce.

 

Struffoli: il dolce napoletano più antico

Gli struffoli sono un dolce tipico della tradizione dolciaria napoletana consumato soprattutto durante il periodo natalizio. Sono il dolce più antico della tradizione pasticcera partenopea, importanti sul territorio italiano dai Greci ai tempi della Magna Grecia. Secondo la storia ai tempi l’impasto era preparato con una base di farina ed acqua, successivamente tagliato a piccoli pezzi e poi fritto. Infine veniva cosparso di miele. In origine gli struffoli venivano chiamati struggolos. Il nome deriva dal greco e letteralmente si traduce come “di forma tondeggiante.

Gli struffoli hanno dato vita a tantissime altre ricette che piano piano si sono poi diffuse in tutta Italia. Punto di riferimento e spunto creativo per l’intera pasticceria italiana.

dolci tipici napoletani

Sfogliatelle: la versione “povera” della Santa Rosa

Per parlare delle sfogliatelle napoletane è necessario prima parlare della Santa Rosa, uno dei dolci tipici napoletani legati alla tradizione “religiosa” della città. A partire dal VII secolo, la pasticceria napoletano iniziò a coinvolgere nella produzione i conventi e i monasteri locali. Ogni struttura infatti era solita inventare e cucinare un proprio tipico dolce. La Santa Rosa è appunto un’antenata della sfogliatella napoletana inventata dall’omonimo convento che ancora poggi si trova a Conca dei Marini, in provincia di Salerno.

La sfogliatella attuale, così come la conosciamo (e amiamo) oggi, è nata nel lontano 1819 ad opera di Pasquale Pintauro, un noto e apprezzato ristoratore napoletano. Pasquale all’epoca decise di aprire una raffinatissima pasticceria in Via Toledo e per l’occasione reinventò la Santa Rosa, battezzandola sfogliatella. Il principio che Pasquale seguì per creare la sfogliatella, fu quello di realizzare una sorta di Santa rosa versione povera, che avrebbe dovuto accompagnare i napoletani durante la passeggiata domenicale. Il successo fu immediato e travolgente. Ancora oggi la sfogliatella è uno dei dolci tipici napoletani più conosciuti e amati in tutto il mondo.

 

Babà: la vecchia signora polacca!

Famoso tanto quanto la sfogliatella, se non di più, il babà è un dolce napoletano dalle origini antiche e curiose. La tradizione vuole che non sia nato a Napoli, ma addirittura in Polonia. Nato per un fortuito errore, è stato il caso a creare il leggendario sapore al rum. La storia inizia con lo zar polacco Stanislao Lesczynski che era solito mangiare i kugelhupf, un dolce tipico polacco. Stanco della consistenza troppo asciutta di questo dolcetto e in preda ad uno scatto d’ira furibonda, lo zar scagliò il dolce contro una bottiglia di rum che, cadendo a terra, si frantumò e

impregnò il dolce con il liquido. L’inebriante ed invitante profumo fu così dolce e forte che lo zar lo volle subito assaggiare e ne rimase immediatamente conquistato. Decise allora di chiamare il nuovo dolcetto Alì Babà, in onore del famoso personaggio de “Le Mille e una Notte”.

In seguito lo zar fu detronizzato e scappò in Francia portandosi dietro la ricetta del dolce. Qui venne perfezionata dai pasticceri francesi che gli cambiarono il nome in Babà. Quando infine i migliori cuochi francesi si spostarono in Italia per andare a servizio delle più importanti famiglie nobili napoletane, trasferirono la ricetta nel Belpaese. Qui i cuochi partenopei le chiamarono infine babà.

L’etimologia del nome polacca può essere tradotto, all’incirca, in “vecchia signora”. L’appellativo era forse stato dato al dolcetto per via della pasta così particolarmente morbida e soffice da poter essere mangiata anche dalle persone anziane prive di denti.

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Dolci tipici napoletani: sua maestà la Pastiera!

Quando si parla di dolci tipici napoletani non si può non parlare della pastiera napoletana. La leggenda che vede protagonista questa meravigliosa torta si ispira alla sirena Partenope. Quando questa sirena si trovava a passare per il Golfo di Napoli, era solita allietare i napoletani con il suo dolce canto. Infinitamente grati della sua benevolenza, i locali decisero di portarle in dono sette diversi doni:

  1. Ricotta – simbolo di abbondanza
  2. Farina – simbolo di ricchezza
  3. Uova – emblema di fertilità
  4. grano nel latte – in rappresentanza della fusione tra regno animale e vegetale
  5. zucchero – per celebrare il dolce canto della sirena
  6. spezie – omaggio di tutti i popoli
  7. fiori d’arancio – ricordo del profumo della terra campana

Lieta dei doni ricevuti in omaggio, Partenope decise allora di portare tutti i doni agli dei. Questi non mescolarono allora gli ingredienti, dando vita alla leggendaria  pastiera napoletana che decisero di regalare ai napoletani, tanto era buona e sopraffina.

Almeno questo è quello che narra la leggenda. Ma dietro la favola si nasconde sempre un’altra verità.

 

La pastiera napoletana e le monache di San Gregorio Armeno

Le prima mani che impastarono la pastiera napoletana, sono state quelle delle monache di clausura del convento di San Gregorio Armeno. Le suore erano solite preparare il dolce per le famiglie napoletane nobili e appartenenti all’alta borghesia. La pastiera è ancora oggi simbolo di pace e prosperità. Si prepara e si gusta ogni giorno dell’anno, ma in abbonda in modo particolare nelle vetrine delle pasticcerie e sulle tavole degli italiani, nel giorno del Giovedì Santo. L’impasto è così strepitoso che riesce a mantenersi fresco per i successivi 10 giorni.

 

Dolci tipici napoletani: le specialità più amate di sempre

Amati, ricercati e apprezzati a livello mondiale i dolci tipici napoletani sono delizie che rappresentano lo spirito più goloso e profondo della cultura napoletana. Ne esistono davvero tantissimi e non possiamo che citarne solo alcuni, per rendersi conto di quanto variegata e ricca possa essere quest’arte pasticceria:

 

  • susamielli – tipici dolcetti a forma di “S”
  • monachine – del monastero delle Trentatrè
  • pasta reale – del convento delle Maddalene
  • sapienze – del monastero di Santa Maria della Sapienza
  • zeppole di San Giuseppe – tipiche del 19 marzo
  • migliaccio napoletano – dolce carnevalesco
  • torta caprese – connubio perfetto tra mandorle e cioccolato
  • – rombi speziati ricoperti da glassa al cioccolato;
  • roccocò – dolce consistente bagnato e profumato con marsala, o vermouth o spumante
  • sfogliatelle – il dolce delle passeggiate domenicali
  • pastiera napoletana – regina della pasticceria napoletana
  • babà – dalle curiosi origini
  • struffoli – una dolcezza antica
  • fiocchi di neve – pasta brioche soffice con panna, ricotta di pecora e crema

 

Simboli di delizia e gioie per il palato, allietano i fine pasto degli italiani. Con queste e molte altre ricette la pasticceria napoletana si conferma ancora una volta, una delle più rinomate, ricche e stimate cucine nel mondo!

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